sabato 5 marzo 2016

Industria culturale & propaganda in Giappone e Usa


Gran bel pezzo di Matthew Brunner su The Diplomat, che mi son letto sull'ultimo numero di Internazionale - che è sempre utile leggere.
La lunga tradizione governativa di propaganda tramite l'utilizzo dei manga, da qualche tempo ha cominciato ad essere utilizzata anche dall'Esercito. Se negli States il legame tra Holliwood e il Pentagono è da sempre molto prolifico e win-win (le majors possono utilizzare a costi contenuti aerei, arsenali, basi, in cambio di messaggi allineati agli obiettivi di comunicazione del Pentagono), questo non è stato vero in Giappone fino a poco tempo fa. Ma ultimamente, dopo la svolta di Shinzo Abe sulle forze armate, non più solo di autodifesa p, anche i manga hanno cominciato a diventare uno strumento  strategico per cercare di influenzare un'opinione pubblica ancora troppo antimilitarista. 
Leggi il pezzo in inglese:
http://thediplomat.com/2016/01/japans-creative-industrial-complex

Tactical helicopters on display at a public JSDF demonstration and parade. 
Image Credit: Monsieur_Ashiya

giovedì 29 ottobre 2015

Litigation PR: tra il Proposito ed il Progetto

Tra il Proposito ed il Progetto. In una situazione di sospensione in cui – apparendo già delineato il se, alla luce di trasformazioni sociali intuibili e quotidiane – è il come a versare ancora in uno stato di incertezza organizzativa e operativa. È quanto emerge dagli atti della Tavola Rotonda “Litigation PR – Linee guida comuni per l’accreditamento e l’operatività”, pubblicati in questi giorni. Intervista (pubblicata su Ferpi.it) al componente del Gruppo di lavoro FERPI Comunicare le professioni Intellettuali, Stefano Martello e al Delegato Ferpi Emilia-Romagna, Biagio Oppi.


Stefano, tu sembri evocare una situazione di stallo, in cui la necessità appare chiara mentre, al contrario, la strategia di attuazione è ancora vaga.
S.M.: Sì, ma non si tratta di una notazione necessariamente negativa o, ancora peggio, di una ammissione di resa nei confronti di un tema che sconta già – rispetto ad altri ambiti europei – un considerevole ritardo, quanto di una opportunità importante per impostare un dialogo comune con le parti professionali interessate e, più in generale, per ricalibrare una relazione fino ad oggi caratterizzata da un certo tono muscolare e non sufficientemente condiviso. Non dimentichiamo che la stessa struttura dello strumento rappresenta, autonomamente, una evoluzione importante del rapporto Comunicatore/Professionista, riunendo le parti non più (solo) sotto lo stesso tetto ma addirittura nella stessa stanza e nell’economia del procedimento giudiziario stesso.
Credo che serva una esatta identificazione non solo delle licenze ad operare ma anche e soprattutto degli spazi d’azione dove operare, con tutte le caratterizzazioni del caso. Pensiamo solo alle differenze sostanziali tra il procedimento penale e i procedimenti in tema di diritto commerciale.
Il tutto, chiaramente, per non compromettere l’efficacia dello strumento (qualunque sia l’ambito trattato) e per evitare sovrapposizioni insidiose che potrebbero pregiudicare sia la resa prettamente giuridica sia quella comunicativa.
Quali sono i temi che meritano particolare attenzione, secondo te?
S.M.: il tema (l’opportunità) di una Fiducia reciproca tra le parti è sostanziale ma non è il solo in ballo. Lo ha già intuito Giampietro Vecchiato: le Litigation PR introducono naturalmente sulla scena un terzo attore (l’Assistito), che non può essere certo definito come un comprimario e che entra, non solo “di diritto” ma anche operativamente, nel tema in discussione.
La riprova di questo ruolo stringente non è rinvenibile solo – anche se indirettamente – nel codice deontologico forense ma anche e soprattutto nella quotidianità. Da appassionato di cinema vorrei citare la storia processuale di Claus Von Bulow (raccontata ne Il mistero Von Bulow del 1991, con un indimenticabile Jeremy Irons – accusato di aver volontariamente provocato il coma della moglie – in cui proprio la personalità dell’imputato, la sua imperturbabilità da molti percepita come freddezza emotiva, giocò un ruolo non indifferente nelle varie fasi del processo. È importante ricordare, inoltre, come sotto la lente d’ingrandimento dei media non andò solo il comportamento tenuto durante il processo ma anche la condotta tenuta prima dei fatti contestati; in particolare, una relazione sentimentale (di cui pure la moglie era a conoscenza) e una relazione matrimoniale alquanto atipica.
Lo stesso tema introduce, così, l’ennesima variabile; quella tutela della Reputazione che a molti (e per ragioni che andrebbero debitamente approfondite anche nella comunità dei Comunicatori) appare quasi superflua e accessoria ma che, al contrario, deve tornare ad essere punto d’origine di una qualsiasi condotta comunicativa.
Stefano, le tue considerazioni conclusive?
S.M..: questa tavola rotonda rappresenta un punto d’inizio, ma più che sull’obiettivo finale vorrei soffermarmi sul metodo scelto. Perché questo evento è stato caratterizzato da una forte condivisione, non solo tra gli Avvocati (idealmente rappresentati dalla Scuola Superiore di Studi Giuridici) e i Comunicatori, ma anche ad un livello più interno, tra la stessa Delegazione che ci ha ospitato ed il Gruppo di lavoro di cui faccio parte. E credo fermamente che questa scelta di metodo possa rivelarsi vincente nel medio lungo termine, sia a livello di organizzazione interna sia nel raggiungimento di quegli obiettivi che tutti noi auspichiamo.

Biagio, come è nata la collaborazione con la Scuola superiore di Studi giuridici dell’Università di Bologna, la Delegazione Ferpi Emilia-Romagna ed il Gruppo di lavoro Comunicare le professioni intellettuali?
B.O.: La tavola rotonda di giugno incentrata sulle Litigation PR rappresenta il terzo evento realizzato insieme al Gruppo di lavoro Comunicare le professioni intellettuali e il secondo con la Scuola superiore di Studi giuridici dell’Università di Bologna: l’anno scorso realizzammo, grazie a Michela Dalla Vite che lavora presso la Scuola, un primo appuntamento sull’organizzazione dello studio professionale; poi a gennaio di quest’anno portammo a Reggio Emilia davanti ad oltre 300 professionisti lo stesso tema. A giugno, sempre grazie a Michela e al gruppo di lavoro, abbiamo segnato un passaggio importante su un tema ancora poco trattato in Italia: le Litigation PR presso la Scuola dell’Università mettendo insieme accademici, professionisti, ordine, la nostra associazione professionale e comunicatori. Quasi tutti gli stakeholder…
Quasi tutti?
B.O.: nel prossimo appuntamento sarebbe proficuo coinvolgere anche le procure e la magistratura da un lato, i giornalisti dall’altro. Questo per riuscire a costruire un percorso condiviso di riflessione che tenga in considerazione tutti gli stakeholder.
Quale contributo può portare la nostra associazione?
B.O.: Io credo che in un territorio ancora inesplorato nel nostro paese, la nostra associazione possa anzitutto contribuire a sviluppare un dialogo in cui i diversi stakeholder si legittimano e si riconoscono a vicenda in maniera ben chiara e definita.
Ai nostri interlocutori come Ferpi possiamo garantire la formazione continua dei nostri associati e la loro adesione a codici deontologici riconosciuti in Italia e condivisi a livello mondiale tramite Global Alliance. A livello interno infine dovremmo essere in grado di promuovere un dibattito aggiornato su dove si sta indirizzando la nostra professione, come abbiamo fatto in particolare negli ultimi anni con gli Stockholm Accords e il Melbourne Mandate.
Gli atti di questa tavola rotonda rappresentano una buona base di partenza su un tema specifico come le Litigation PR che vanno però affrontate e approfondite nel contesto italiano. Vorrei sottolineare come non si tratti di mera teoria, ma che le Litigation PR possono rappresentare un concreto ambito di lavoro per tanti colleghi. Per diffondere questi atti (come suggerito da Toni Muzi Falconi) invitiamo tutti i soci a diffondere il materiale con l’hashtag #LitigationPR ed eventualmente a contattare il gruppo di lavoro per portare questa prima esperienza in giro per l’Italia come abbiamo proficuamente fatto qui in Emilia-Romagna.

sabato 4 aprile 2015

Neuroscienze e comunicazione

Ho pubblicato questa settimana su Ferpi.it un'intervista a Lucia e Francesco, i fondatori di Neuroset Lab, due cosiddetti cervelli in fuga.
E' una lunga intervista, molto approfondita sul tema del neuromarketing e la sua percezione in Italia e all'estero.
Ritengo il neuromarketing e le neuroscienze discipline tra le più interessanti per i comunicatori, che a volte sembrano dimenticare la necessità di conoscere e servirsi delle scienze, come invece i pubblicitari hanno sempre fatto e come faceva con una particolare capacità ed efficacia Edward Bernays.



sabato 7 febbraio 2015

La CSR: riallinearla, misurarla. Ma non è un lavoro per soli PR

Un bell'articolo dell'Harvard Business Review Jan./Feb. 2015, intitolato "The Truth about CSR" (anche nella versione italiana su HBR Italia... cerca di sistematizzare un approccio integrato e strategico alla CSR.
Infatti troppo spesso le organizzazioni confondono involontariamente (o mischiano volontariamente) i piani in cui la Corporate Social Responsibility si esprime, senza allinearli al business e ai valori fondati l'organizzazione. 
Gli autori (Kasturi Rangan, Lisa Chase e Sohel Karim) sostengono che benché ampiamente accettato, l'obiettivo del “valore condiviso” non rappresenti la norma e i tre teatri (filantropia, miglioramento dell'efficienza, cambiamento/innovazione del modello di business) in cui agiscono pratiche di CSR spesso sono disallineati tra loro e al loro stesso interno. 
Per questo indicano la necessità di compiere un inventario di tutte le azioni di CSR procedendo poi a:

  • Sfrondare e allineare gli interventi in ciascun campo.
  • Sviluppare metriche specifiche per valutare la performance. 
  • Coordinare gli interventi nei diversi campi. 
  • Sviluppare una strategia CSR interdisciplinare.
Case histories dell'articolo: PNC Bank, IKEA e Ambuja Cements...

Cosa ne penso
Non credo che la CSR sia di sola e prioritaria pertinenza delle RP, un fraintendimento spesso condiviso da professionisti di RP e management... la CSR dovrebbe essere presa in carico dall' intera C-suite; è chiaro che il relatore pubblico può contribuire a affiancare la definizione della strategia e l'esecuzione delle iniziative di CSR, essendo per primo in grado di leggere la molteplicità degli stakeholder e conoscendo i mezzi/canali/tempi per un ascolto e per una comunicazione efficaci. Narrare la CSR è responsabilità delle RP che devono anche imparare a supportare la narrazione interna per sviluppare una migliore consapevolezza condivisa.
Ma per l'importanza strategica che oggi ha non credo possa essere lasciata ai soli PR.

sabato 17 gennaio 2015

Comunicazione interna e architettura (...e neuroscienze)

In questi ultimi mesi, in seguito al terremoto che ha colpito il sito produttivo in cui lavoro, ho potuto seguire molto da vicino la progettazione e la ricostruzione di spazi lavorativi.
Ieri in una chiacchierata con alcune colleghe che si occupano di neuromarketing ho proposto di tenere in considerazione come ambito di sviluppo per la applicazioni di questa disciplina anche la progettazione degli spazi lavorativi. 
Il mio ragionamento è: come esiste una profonda attenzione nella progettazione degli spazi commerciali per spingere il cliente a vivere un'esperienza coinvolgente (a volte indimenticabile come nel caso di Abercrombie & Fitch: leggi questo bel pezzo su Brandforum) così dovrebbe accadere nella progettazione dello spazio di lavoro a fini di employee engagement. Ma non solo. Penso che oltre alla progettazione di spazi migliori, occorrerebbe predisporli per favorire l'interazione e la comunicazione interna. Ricordo di aver letto un bell'articolo di HBR un paio di anni fa sul tema dell'ergonomia in senso lato (qui tradotto a pagamento: clicca su HBR Italia).
Ovviamente ci sono già studi e gli architetti - con i loro compari ingegneri - dovrebbero avere già metabolizzato questi input (cfr. questo paper: Architettura e Neuroscienze) come si vede nelle sedi di Yahoo, Google, Skype e Microsoft.

Ma ciò che io suggerisco è di andare oltre ed è l'idea che la comunicazione interna aziendale (o la strategia e l'approccio di comunicazione interna) dovrebbe essere sempre coinvolta nel processo di progettazione degli spazi e degli edifici lavorativi - tenendo presente anche le neuroscienze:
immagino ad esempio lo spazio della sala sosta, la macchinetta del caffè, come uno spazio particolarmente interessante da sviluppare; oppure ancora le bacheche destinate alle comunicazioni della direzione o del personale; oppure ancora il posizionamento di schermi non solo per comunicare a, ma anche per comunicare con.
Insomma costruire uno spazio di lavoro è troppo importante per lasciarlo fare ai soli architetti.
In questo senso ricordo un tentativo che andava in questo senso, fatto dagli amici e colleghi Dallaturca e AndreoliCavaletti con il sottoscritto alcuni anni fa, che nell'ambito di un restauro di uno spazio destinato alla formazione aziendale, aveva l'obiettivo di disegnare luoghi di interazione e socializzazione, insieme a spazi di comunicazione interna.  

giovedì 8 gennaio 2015

Siamo tutti Charlie Hebdo


Ho sempre ammirato Wolinski fin dai tempi di Cuore e Blue; e poi dopo quando recuperai le vecchie copie del Male e di Linus. Ho sempre ammirato la satira e i fumettisti francesi per la qualità del lavoro. Ho ammirato Charlie Hebdo per il coraggio in questi anni. 
Ieri la tragedia. oggi giornali e giornalisti di tutto il mondo hanno preso posizione immediatamente. Cosa possiamo fare noi relatori pubblici?
Io credo possiamo fare tante cose.
Cercare di appoggiare iniziative come la Cordoba Initiative come già alcuni colleghi hanno fatto (TMF in particolare) promuovendo la visibilità delle voci moderate tra i musulmani.
Allo stesso tempo dobbiamo integrare e includere nei nostri gruppi di lavoro queste voci di altri mondi.
Allo stesso tempo dobbiamo stigmatizzare la violenza e sottolineare il ruolo della comunicazione nella reciproca comprensione, valorizzando l'ascolto e evitando la propaganda. 
Allo stesso tempo dobbiamo promuovere valori (occidentali? sì!) di cui possiamo essere fieri e che vengono ripresi dai nostri codici etici (Ferpi, Global Alliance) in particolare per quanto riguarda la libertà di espressione come dice l'Articolo 3 del Codice di Condotta di Ferpi: 
"Nell’esercitare la sua attività professionale ogni iscritto alla FERPI è tenuto a rispettare i principi della dichiarazione universale dei diritti umani con riferimento specifico alla libertà di espressione e alla libertà di stampa ed informazione, da cui deriva per effetto concreto il diritto di ogni individuo di ricevere tutte le informazione..."
Dobbiamo sempre ricordarci di essere parte di una comunità globale di professionisti che si riconosce in determinati valori universali e che può contribuire al miglioramento della società, anche grazie ad una virtuosa pratica professionale.


mercoledì 31 dicembre 2014

Organizzare & Comunicare lo studio professionale, a Reggio la prox tappa: 12 gennaio


Il 12 gennaio tappa reggiana di “L’ORGANIZZAZIONE DELLO STUDIO PROFESSIONALE. La sfida del cambiamento” promossa da Ferpi Emilia-Romagna insieme a PROFESS@RE - Coordinamento degli Ordini e Collegi Professionali della Provincia di Reggio Emilia.
L'evento prende spunto dal volume L’ORGANIZZAZIONE DELLO STUDIO PROFESSIONALE realizzato del GRUPPO FERPI COMUNICARE LE PROFESSIONI INTELLETTUALI e dei suoi membri.
Avremo un panel di qualità e il riconoscimento dei crediti da parte degli Ordini (e da parte di Ferpi – siamo in attesa) che offrono un ottimo esempio di collaborazione con gli ordini professionali locali. Chi fosse interessato a replicare un evento simile su altre città emiliane, dopo Bologna e Reggio Emilia, mi contatti.
Su LinkedIn è attiva una discussione per introdurre idee e argomenti sul tema RP & Professioni in vista dell'evento.

Personalmente son convinto che applicando ad esempio il Gorel, in particolare nella fase envisionment, ad uno studio anche già strutturato possa portare grandi benefici in termini di chiarezza della propria mission, dei propri valori e di tutto il senso che si vuole costruire attorno alla propria professione.

Ecco il programma
Location: Reggio Emilia, Aula Magna Manodori, Via Allegri 9
Data: lunedì 12 gennaio 2015
 09.00 Accreditamento
 09.15 Introduzione: Profess@RE una visione verso il futuro della Professione. Walter BARICCHI (Presidente Ordine Architetti Reggio Emilia) Francesco SPALLANZANI (Presidente Collegio Geometri di Reggio Emilia )
 Ore 09.30 L’organizzazione dello studio professionale: idee e dinamiche per rispondere alla nuova sfida. Laura CALCIOLARI (FERPI—coautore del volume “L’organizzazione per gli studi professionali”)
Ore 10.15 La valorizzazione economica della prestazione e della competenza. Alberto BERGIANTI (FERPI Emilia Romagna ‐ Presidente Ordine Dottori Agronomi di Reggio Emilia)
Ore 11.00 La gestione multiprogetto: l'efficace gestione dei flussi di lavoro. Il metodo Agile scrum. Alfredo ANGRISANI (esperto certficato ISCEA CDDP per la supply chain )
Ore 11.45 Comunicare le professioni intellettuali: la reputazione del professionista e dello studio. Stefano MARTELLO (FERPI—coautore del volume “L’organizzazione per gli studi professionali”) Ore 12.30 Dibattito

giovedì 11 dicembre 2014

Il Crisis Management secondo Paul Argenti

Una serie di brevi interviste dell'EMS di Lugano sul tema della comunicazione di crisi.

Nella prima il bravissimo prof. Lurati intervusta Paul Argenti, della Tuck School of Business at Darmouth University (US)





Argenti: Dealing with crisis management in today's environment

Paul Argenti, Professor of Corporate Communication at Tuck School of Business at Darmouth University (US), talks about the importance of training leaders in handling a crisis, the challenges for crisis management in today's digital environment and best-managed crisis communication cases. 


Suggested references for practitioners:

Argenti, P. (2013), Crisis Communication, Chapter 10 in: Corporate Communication, 6th edition, ISBN: 978-0073403175

Argenti, P. (2002), Crisis communication, lessons from 9/11, Harvard Business Review

giovedì 4 dicembre 2014

Il silenzio è d'oro [avviso ai praticanti]

Nell'ultimo post del blog di Craig Pearce, bravo e influente collega australiano, si legge: "With the torrent of information that courses through the multiplicity of channels which exist to get in our faces, get inside our minds and change our behaviours, is silence the most underrated approach to communication a public relations professional possesses? Silence would certainly seem to offer the greatest point of difference – and, therefore, power? – a communicator possesses"
Il silenzio è d'oro: è d'oro anche il tempo che serve per rispondere e per prendere decisioni organizzative/manageriali e che implica quindi un momento di silenzio (cfr. la recente presentazione di Toni Muzi Falconi alle Grunig Lecture nella sezione take your Time, in cui ragiona delle "‘now’ and “always-on’ syndromes" e cfr. il movimento Slow Communication promosso dal collega Ferrazzi).
E' un silenzio che gran parte di giornalisti e politici non praticano o non apprezzano, e che noi comunicatori certo non utilizziamo correttamente. I primi (soprattutto i televisivi) nella corsa folle di riempire di NOTIZIE ogni momento della giornata, tendono a sparare inevitabilmente una buona percentuale di sonore minchiate, invece di dedicarsi ad approfondire o a volte anche solo a verificare la fonte; i secondi (ormai portavoci di se stessi), nel delirio di essere sempre presenti su ogni centimetro di giornale e in ogni talk show, rilasciando dichiarazioni su ogni tema e fatto; noi comunicatori non contribuendo con un valore alla gestione delle relazioni dell'organizzazione e all'adeguata analisi delle aspettativedegli stakeholder. 
Tutto ciò rischia di generare un dibattito pubblico di bassissimo livello:

  • da un lato provocando un rigetto naturale anche al più passivo cittadino-spettatore e una crescente diffidenza verso politica, giornalismo e mediatori pubblici; 
  • dall'altro spingendo noi comunicatori al circolo vizioso di pompare sulla sovraproduzione comunicativa e sull'isteria delle "‘now’ and “always-on’ syndromes".



sabato 29 novembre 2014

FuoriSalone. Appunti, spunti e link da una chiacchierata sulla comunicazione

In occasione di Matching 2014 ci siamo incontrati con una ventina di imprenditori e manager del tavolosanità per una serata FuoriSalone a discutere a 360° di comunicazione nel settore della sanità, dalla filiera fino alle struttura ospedaliera. Mi pare sia stata una discussione interessante.
Da parte mia ho cercato di sottolineare l'emergere di alcuni trend, a livello internazionale, che stanno modificando radicalmente il mondo della comunicazione e le organizzazioni:

  • l'affermazione definitiva dei social online e la possibilità per le organizzazioni di volgere i propri sforzi di relazioni pubbliche e comunicazione verso gli owned media (diventando produttori di contenuti) a scapito degli earned media, con investimenti relativamente contenuti;
  • la necessità e la capacità delle organizzazioni di costruire narrazioni veritiere (raccontare storie, fare storytelling) che consolidino reputazione e relazioni (es. Farinetti, la pesca ed Eataly);
  • la necessità di un reporting continuato, multicanale, multistakeholder (cfr. il bellissimo lavoro del collega Luca Poma con Guna);
  • la necessità imprescindibile dell'allineamento tra comunicazione interna e comunicazione esterna (cfr. Stockholm Accords);
  • l'utilità di strutturare un ascolto continuo per trasferire aspettative al management (cfr. Global Stakeholder Relationships Governance: An Infrastructure)  
Sono tanti fenomeni che si intersecano e che meritano approfondimenti, ma che nessuno di noi può ignorare. 
Abbiamo concluso con la proiezione del video della conferenza TED di Simon Sinek sul cerchio d'oro e con un esercizio da portarsi a casa: riscrivere insieme ai propri collaboratori la propria missione partendo dal why, dal purpose, dall'obiettivo che la nostra organizzazione ha nei confronti della società.