sabato 19 luglio 2008

Sport & PR

Il pezzo d'apertura dell'ultimo numero di PRWeek parla di come la federazione di tennis inglese abbia assoldato uno dei migliori e più noti PR inglesi (Max Clifford) per cambiare la percezione del tennis come sport da ricchi.
A questo proposito essendo un golfista e dato che ultimamente mi sto occupando di qualcosa di simile (volontaristicamente) per il mio club, non posso non riflettere sul ruolo di secondo piano che in Italia ricoprono la comunicazione, il marketing e ovviamente le RP nello sport.
Mentre il calcio è l'argomento più letto della stampa italiana in generale ed un settore economico di primaria importanza, solo i club di A e B solitamente prevedono figure come il mkt manager (che spesso svolge anche il ruolo di ufficio stampa nei club minori). Pochissime squadre hanno figure specializzate nella comunicazione e nelle RP. 
Non parliamo poi degli altri sport. La stessa funzione che si occupa delle sponsorizzazioni spesso è una figura prestata a questa attività magari con idee anche creative (nelle migliori ipotesi) ma con scarsissime competenze professionali.
Si tratta di un settore enorme con cui dovremmo aprire un dialogo e a cui far capire la rilevanza di un buon piano di marketing&comunicazione e tutti i vantaggi economici che porterebbe alle sponsorizzazioni.
E che invece tralasciamo quasi sempre nei nostri dibattiti.

martedì 15 luglio 2008

Comunicazione Pubblica: grande è la confusione sotto il cielo

Non c'è che dire... Per chi era abituato a ricevere le newsletter del Compa per tenersi aggiornato su novità, studi e segnalazioni varie sulla comunicazione, da qualche tempo la casella di posta ha cominciato a sdoppiare le mail di comunicazione pubblica lasciando tutti un po' interdetti.

Poi il trasferimento di Compa a Milano ad opera di Conference Service, contestato dall'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale (fondatrice del salone...)
Come diceva Mao Tze Tung “Grande è la confusione sotto il cielo dunque tutto è stupendo". Non proprio.

La Comunicazione Pubblica è un settore che non esiste: con i fondi pubblici in calo vorticoso da anni e una pubblica amministrazione sempre più affannata. Il Salone negli ultimi anni si reggeva praticamente su grandi espositori istituzionali (esercito, caramba, ministeri vari, qualche regione) ma erano completamente scomparsi i piccoli enti. Le stesse aziende fornitrici degli enti pubblici non sono mai state numericamente significanti.

La differenza e l'interesse inizialmente stava nella qualità di alcuni workshop, nel confronto tra best practices, nelle idee innovative di qualche dirigente comunicazione e in qualche premio.

La parte culturale aveva una sua dignità, la parte espositiva molto meno. Sentendo i commenti dell'una e dell'altra parte (soprattutto off records) non ci sono proprio baci e coccole.

Cos' la comunicazione pubblica? Un segmento, una specializzazione, un aspetto del mondo della comunicazione. E se è stata scambiata per qualcos'altro è perché c'erano molti soldi da spendere e spandere...

Ma soprattutto. Non esistendo un salone/fiera/mostra di rilevanza nazionale sulla comunicazione, come può esistere un salone su un segmento del mondo della comunicazione? Un segmento tra l'altro notoriamente in bolletta... e a quanto pare in confusione.

martedì 8 luglio 2008

E intanto la Green Communication va... oltremanica

La scorsa settimana su PRWeek c'era un bel servizio sul direttore comunicazione di Greenpeace UK, Ben Stewart. A settembre Stewart andrà sotto processo per danni . Se condannato si tratterà del primo attivista ambientalista a essere condannato.
Proprio domani (9 luglio) a Londra si tiene una one-day conference sulla green communication il cui payoff è significativo: Green Advocacy, not Greenwash.

Greenwash è in gergo l'operazione con cui vengono ingannati consumatori-cittadini con presunti comportamenti ambientalisti che poi non si rivelano tali.
Interessante la conferenza di Londra perché ospita corporation (P&G, Virgin, Shell e altri), ONG (WWF, Greenpeace, ecc.) e giornalisti inserendo negli obiettivi:
  • posizionare l'ambiente come parte chiave nella reputazione e nella corporate identity;
  • creare una comunicazione verde vincente senza scadere nello spin;
  • rafforzare la CSRe la comunicazione eco;
  • evitare crisis communication di genere "ecologico";
  • incrementare l'ispirazione ecologica della propria organizzazione (green your staff).
In attesa degli atti del convegno, non possiamo non riconoscere questo spazio di relazione come un'ottima opportunità di PR.

martedì 1 luglio 2008

Il bioritmo della comunicazione politica

Una svalvolata postmoderna sulla comunicazione politica, sulla campagna elettorale permanente e sul permanere di abitudini comunicative cattive...


Ieri a Torino, in occasione dell'assemblea annuale di Ferpi, abbiamo assistito a un interessantee seminario "E' la comunicazione che cambia la politica, o la politica che cambia la comunicazione?".

Proprio in questi giorni discutevo con alcuni amici che hanno ripristinato la Festa dell'Unità in un paesino emiliano (rosso doc) dopo anni che questa non veniva fatta. L'evento pur non riuscendo male, non ha raggiunto gli obiettivi numerici che si era posto, ma oprattutto non ha rispecchiato neanche il numero di voti che il PD ha comunque preso anche a Aprile (stravincendo come sempre).

I motivi possono essere tanti. Quello che mi era parso di percepire e che credo possa essere correlato all'intervento del prof Azzoni eri a Torino riguarda il concetto post-moderno di identità e di liquidità.

Da Lyotard a Baumann non si fa altro che sottolineare il tema delle identità liquida, della mancanza di legami forti, della voglia di comunità, ecc. E' anche il tema che riguarda la crisi dei sondaggi politici con buona pace di Piepoli.

Ciò che ho percepito chiedendo a numerose persone di andare alla rinata Festa dell'Unità di Pieve, per amicizia e per vicinanza ideologica, era che si trattava di una partecipazione troppo compromettente per una festa (un brand) così identitaria.
Compromettente per la propria multidentità, per il proprio self, per la propria faccia.
Paradossalmente il veltronesco non solo ma anche è proprio la sintesi postmoderna di questo modo di essere.
Sulle soluzioni individuate da Azzoni non sono proprio d'accordo. Il Prof. invitava comunicazione e politica e reinventare gli spazi-luoghi e soprattutto i contesti di comunicazione.
Premesso che secondo me gli spazi-luoghi (r)esistono - ma probabilmente hanno differenti modalità di fruizione ripetto al passato - credo invece ciò che comunicazione e politica sentono sfuggire e ciò cui dovrebbero lavorare è il concetto di tempo-flusso.
Un concetto che un po' si coglie con l'idea del momentum nel marketing elettorale americano ciò di cui comunicazione & politica hanno bisogno: quel momento in cui il flusso di energia del corpo elettorale è più potente. E' il momento in cui l'identità politica si polarizza su uno degli schieramenti. E' un momento. Il luogo invece presuppone che lo si abiti ed è molto più difficile da gestire per una identità multipla-liquida quale quella postmoderna. Oggi è più facile che il luogo sia quello di una curva dello stadio piuttosto che quello di una sede/festa di partito.
Il resto del tempo, adattandosi anche ad un bioritmo più naturale della vita civile, sarebbe bene che comunicazione e politica ascoltassero ma soprattutto governassero (l'una le relazioni, l'altra la res publica). Insomma il tema mi sembra quello di eliminare l'ossessione della campagna elettorale permanente e passare ad un gestione dei ritmi politico-comunicativi di più largo respiro anche per non stressare continuamente l'elettore (che è anche consumatore, cittadino, hobbista, navigatore, ecc.). Per una questione di efficienza della strategia più che per considerazioni etico-morali.

venerdì 27 giugno 2008

L'Immagine della Kasta. La Reputazione della Politica

In questi giorni molti nostri colleghi devono districarsi tra intercettazioni, minacce di querele, scoop, presunte o meno violazioni della privacy, inchieste, lodi schifoidi bis/ter e raccomandazioni.
In realtà, anche se l'indagato è Uno e i suoi amici, è tutta la classe politica a dover tentare di salvare la Reputazione giunta ai minimi storici dai tempi di Tangentopoli. E insieme a lei tutta una ragnatela di clientele che insieme costituisce la famigerata Kasta sotto accusa ontologicamente.

Ora quale il ruolo del comunicatore in questo fenomeno? Oltre al (non facile) compito di gestire la comunicazione di crisi di alcuni personaggi nel breve periodo, emerge sempre più prepotente la necessità di un sistema di relazioni più trasparenti e pro-positive tra la Kasta e i suoi stakeholder (cittadini e imprese in primis) nel lungo periodo.

Dato che pare difficile aver fiducia in una palingenesi della classe politica, dato che i giornali stanno (giustamente) cavalcando questa crisi di rappresentanza, infine dato che i gli elettori sono sempre più tifosi e sempre meno cittadini, noi comunicatori in quanto gestori di relazioni pubbliche dovremmo lavorare sulla Reputazione, asset strategico della Politica, e lasciare da parte le preoccupazioni di Immagine, strumento tattico, utile (forse) a vincere le elezioni ma molto meno a governare il paese.


Poi, è ovvio, non sarà la comunicazione a risolvere questa crisi. I mali sono tanti e i budget pochi. Ma dal punto di vista della comunicazione politica sta a noi (a chi di noi può) offrire una prospettiva di lungo periodo e di buon governo delle relazioni.

giovedì 26 giugno 2008

E Gordon si mise in cerca di speechwriter

Si dimette Beth Russell, la speechwriter di Gordon Brown. La terza nel team di Brown a mollare quest'anno come racconta PRWeek: Gordon Brown's chief speechwriter has resigned, prompting the Prime Minister's top advisers to scour Whitehall in a 'desperate' bid to find a replacement.
PRWeek parla di una lettera che il collaboratore di Gordon, Heywood, avrebbe recentemente inviato a tutti i segretari chiedendo quasi disperato di autocandidarsi per il ruolo in questione.
Una fonte anonima di Downing Street avrebbe commentato ‘Beth ha fatto tutto il possibile in circostanze difficilissime. Ma il proble acon i discorsi di Brown non è l'autore ma quello che ci aggiunge El Gordo.'


PRWeek aveva recentemente rivelato che Downing Street aveva cercato altri speechwriters nella preoccupazione che i discorsi di Brown non fossero così efficaci.
Si allunga così la lista di defezioni e cambiamenti nello staff comunicazione di Downing Street.




Le defezioni:
July 08 Chief speechwriter Beth Russell to depart
June 08 Political secretary Fiona Gordon departs
April 08 ‘Visual gaffe monitor' Nicola Burdett enters. Head of digital comms Mark Flanagan enters
March 08 Strategy director Spencer Livermore departs. Strategy director David Muir and strategic comms adviser Nick Stace enter
Jan 08 Chief of strategy Stephen Carter enters

mercoledì 25 giugno 2008

Comunicare le auto ecologiche

Leggendo un pezzo di PRWeek Automotive PR has been hired to launch the world's first all-electric sports car in Europe sul lancio della Tesla e incrociando l'argomento a un progetto che abbiamo in stand by sulle auto ecologiche, mi è tornata alla mente una discussione che avevo avuto con alcuni esperti di auto elettriche qualche mese fa.

In pratica si diceva che il mercato delle auto elettriche in Italia è praticamente fermo a qualche mezzo di mobilità pubblica, a qualche veicolo utility e poco altro.
La convinzione di queste persone è che l'auto ecologica in Italia sia percepita ancora come uno scooter o un'ape evoluta. Qualcosa da mobilità urbana e poco altro. Tra l'altro spesso associata a una visione un po' "pauperista", "ecodepressa", "demode" e "anticonsumista" dell'auto.


Questa percezione generalizzata (di consumatori e produttori) fa sì che si continuino a produrre auto bruttine e si punto tutto su un certo tipo di comunicazione.
La Tesla, auto elettrica americana di alta gamma, rappresenta invece il contrario di questa percezione. Il fatto che sia stata venduta immediatamente negli USA in tutti i suoi esemplari e che ora si appresti a sbarcare in Europa dovrebbe allertare i produttori di eco-veicoli affinché sviluppino prodotti di maggior appeal e noi comunicatori a sviluppare un'immagine più attraente. Con la crisi energetica in corso e i prezzi dei carburanti in salita continua, mi sembrerebbe abbastanza furbo.