giovedì 31 gennaio 2008

Wind of change?

Posto un commento di Fabio Ventoruzzo con cui mi trovo d'accordo. In particolare penso che i professionisti di PR possano essere in grado di migliorare il paese in uno dei momenti più critici degli ultimi anni. Avendo colto anche un rinnovato sentimento nell'aria tra i colleghi più giovani, credo tra l'altro che si sia diffusa anche una certa consapevolezza fra noi tutti del ruolo che possiamo svolgere e degli strumenti pratici/teorici di cui disponiamo.


FV "Non mi soffermo sulla sua vicenda personal-istituzionale dove un programmato (cospirato?) sovraccarico comunicativo ha cortocircuitato (se non stravolto) quelli che possono essere considerati i pilastri delle moderne (se ne esistono ancora) democrazie: il potere esecutivo/legislativo, giudiziale … e quello dell'opinione pubblica.

Fermiamoci qui e riflettiamo da comunicatori responsabili: cosa significa tutto questo per noi?

Nella migliore delle ipotesi: la classe dirigente del nostro Paese ha urgente e assoluto bisogno di noi. Dobbiamo lavorare sulla credibilità delle fonti/Istituzioni e sulla loro capacità di dialogare con l'opinione pubblica, ma senza eccedere né assecondare le voglie di visibilità… cominciando a comunicare i comportamenti agiti e aiutando questi a diventare responsabili (dall'ascolto preventivo al vero e proprio coinvolgimento/inclusione degli stakeholder)

Nella peggiore (ma anche la più realistica, allo stato attuale) delle ipotesi: siamo dei killer assoldati dalla classe dirigente che - anziché noi aiutare loro nella ricerca di una ‘licenza di operare' – ci concede la licenza di uccidere (l'opinione pubblica).

Come tali, pertanto, sarebbe opportuno avere un porto d'armi data la pericolosità degli strumenti in nostro possesso!

È tra questi due estremi che si colloca il nostro agire. È da queste posizioni che possiamo contribuire in maniera responsabile (nel nostro piccolo, ovviamente) alla democrazia del nostro Paese. Ed è evidente che tanto più le nostre pratiche diventano trasparenti, tanto più il processo di formazione dell'opinione pubblica diventa consapevole. Un circolo virtuoso che ci permetterà di far uscire le relazioni pubbliche da quella opacità e da quella ambiguità che si legge nel volto e nelle parole dei nostri interlocutori (dagli al relatore pubblico!).

… sempre sperando che non arrivi prima il Bush di noi comunicatori a denunciare le nostre presunte armi di distruzione di massa!"