mercoledì 17 dicembre 2008

Crisi, RP e le Relazioni Postmoderne

C'è un interessante articolo su Ferpi.it di TMF con un bel commento di Italo Vignoli sull'impatto che avrà la crisi economica sul settore delle RP.
Ecco il commento che ho appena postato:


Mi sembra il tema di maggior interesse oggi. L'impatto della crisi sulla nostra professione, o meglio l'impatto di un grande cambiamento socio-culturale (di cui l'attuale crisi è un sintomo o una conseguenza) sul governo/gestione delle relazioni, che dovrebbe essere la nostra professione. Breve esperienza personale.Ero per conto di un cliente dell'agenzia per cui lavoro a un importante fiera di settore nei giorni scorsi; abbiamo parlato con organizzazioni internazionali di business piuttosto rilevanti nel settore motorsport e automotive. Cosa emergeva, oltre alla depressione generale per le vicende GM-Ford-Chrysler? Emergeva sempre di più la necessità di gestire relazioni e il ruolo di questi connettori in grado di creare e rafforzare relazioni di valore, globali e di fiducia reciproca; meno fuffa più ciccia. Questi connettori, soggetti di PR contemporanei, figure in grado di leggere mappe liquide (brrr) e non più incentrate su modelli classici, ma trasversali a culture/economie/tempi. L'organizzazione (The MIA) di maggior successo che ho incontrato a questa fiera (che continuo a incontrare e con cui cerchiamo di stringere accordi) e che suggerirei ad esempio di organizzazione postmoderna di business, oltre ad un enorme competenza sul settore, ha un valore di relazioni inestimabili, cui oggi tutti vogliono attingere perché il costo contatto si è talmente innalzato da costringere in questa direzione. Le riviste e le pubblicazioni (un tempo regine incontrastate) faticano a raccogliere advertising, fanno sempre più markette, ma non influenzano le opinioni, non muovono il mercato, a meno che esse stesse non si mettano a promuovere PR (conferenze di alto livello scientifico, eventi, fiere).Nelle stesse fiere di settore gli attori ritornano a concentrarsi sui fondamentali (prodotto e relazioni: scambio di business card) a scapito di quantità (mq), immagine (hostess & show).E' evidente, secondo me, lo spostamento da un economia della comunicazione "capital intensive" (non ce ne sono di capitali) a una più "labor intensive". Che deve anche tenere conto delle nostre forme di retribuzione.
Dall'ADV alle PR. Un trend che sempre più capita di leggere sulle riviste dei nostri cugini pubblicitari o markettari, con cui ormai siamo destinati a confonderci in un ibridone globale 2.0.E per stare in tema, ributto tutto sul mio blog.