venerdì 6 marzo 2009

Largo, pista, arriva il lobbista!

Molto interessante l'intervento di Toni su Ferpi.it riguardo a Obama e al discorso della lobby.

Ritengo - e mi trovo d'accordo con TMF - che la democrazia contemporanea e la democrazia a venire siano principalmente destinate a diventare luoghi della rappresentanza degli interessi e quindi gli strumenti del lobbying non sono altro che l'unica via in cui i gruppi possono far pesare i loro interessi. Forse sono gli stati moderni a non aver ancora introdotto legislazioni abbastanza up-to-date da valorizzare il ruolo delle lobbies in democrazia. Ciò è dovuto anche all'interesse concreto che la classe politica ha nel tenere in questa situazione ambigua il lobbista: attaccandolo quando gli fa comodo per il consenso (vd. Obama), sfruttandolo quando c'è un tornaconto concreto (contributi alle campagne elettorali, movimenti d'opinione, ecc.). la democrazia è ancora solamente (erroneamente) intesa come l'esercizio del voto elettorale..

Da new-global ritengo che la rappresentanza legittima degli interessi sia la vera partita della democrazia del XXI secolo e che a far lobby debbano essere tutti i gruppi di interesse, a partire dai consumatori e dai gruppi più deboli: sedersi al tavolo per discutere da pari, ad esempio, iecco l vero obiettivo che avrebbero dovuto porsi i social forum anti-G8, No-OCSE, ecc. per tentare di contare concretamente nelle decisioni globali.

Nel frattempo anche in Gran Bretagna si fa rovente il dibattito sulla nuova legislazione che dovrebbe regolare il rapporto lobby-governanti: basta leggere PRWeek.

"Ogni tecnica retorica e discorsiva usata dal Presidente in questo mese è estratta da un ottimo manuale del giovane lobbista: dalla creazione di coalizioni (tutti contro il lobbista); alla argomentazione dell’interesse generale (la ripresa) del proprio particolare (l’attuazione del proprio programma elettorale).
Con uno stile che assomiglia molto a quel che accadeva fino all’anno scorso da noi per la finanziaria, Obama è riuscito, dando un colpo al cerchio e uno alla botte, a infilare nel secondo stimolo economico una infinita quantità di provvedimenti che non centrano nulla con la ripresa.

Quello che preoccupa, ma è ben poca cosa rispetto alla dimensione degli avvenimenti, è che nessuno pare rilevare come la lobby sia anche uno strumento fondamentale a disposizione di chiunque (e non solo dei più forti) per indurre il cambiamento, e non solo per mantenere lo status quo.
Questo dovrebbe indurre noi che questa professione la pratichiamo a ricordarcene e ad insegnarlo agli altri.

E’ in qualche modo un dovere civico in una democrazia: non si ha cambiamento sociale se non si coinvolge la decisione pubblica e il coinvolgimento della decisione pubblica è efficace soltanto applicando le tecniche della lobby, che non è né buona né cattiva. È una tecnica."