lunedì 15 giugno 2009

Ferpini, dù cose

All'assemblea Ferpi di venerdì scorso a Milano sono stati presentati i programmi del Presidente Comin per il biennio a venire.
Tra le cose che avrei voluto suggerire intervenendo - ma su cui come al solito ho dovuto pensare un po' prima di averle chiare a mente - ce ne sono due in particolare cui credo l'associazione e noi soci dovremo impegnarci:
- la crisi sociale in arrivo;
- i nuovi pubblici.

Sulla Crisi sociale in arrivo
Nei prossimi mesi, oltre alla contrazione che colpirà il settore dei servizi e quindi delle Relazioni Pubbliche, come sottolineato da De Rita recentemente e come è stato ricordato in assemblea (con ciò che significa per una galassia di occupati atipici come tutti noi, liberi professionisti, kokoproz, consulenti, ecc.) la crisi investirà - non dimentichiamolo - massicciamente tutti i ceti sociali con innalzamento della disoccupazione e chiusura di numerose aziende.
Si creeranno tensioni sociali, si acuiranno i conflitti, si accentueranno rivalità e i gruppi di interesse si arroccheranno sulle proprie posizioni a scapito dell'interesse generale.
Dovremo, credo, incaricarci di una missione alta per l'associazione: in quanto coloro che contribuiscoo a gestire le relazioni tra i pubblici, dovremo impegnarci a gestire le relazioni in tempi di crisi con l'idea di unire più che dividere, fare sistema, avvicinare gli stakeholder, prediligere l'etica all'estetica. Non far inseguire il consenso ma contribuire ad ascoltare e rafforzare le relazioni.
Con l'idea che non si tratta di raggiungere obiettivi di breve periodo con i sistemi di governo delle RP, ma di avviare percorsi di lungo periodo. Rinunciare a qualcosa oggi per costruire soggetti di sistema autorevoli. Dovremmo farlo per il Paese. Un paese che esce dilaniato da 15 anni di antagonismo ultrà politico, con un'economia non in salute e con servizi/infrastrutture (materiali e immateriali) arretrati.

Sui nuovi pubblici
Le recenti elezioni hanno dato ragione a un partito che comunicativamente è perfetto: ha una sua coerenza comportamento-comunicazione, un preciso messaggio, che viene ripetuto continuamente, un pubblico di riferimento, un paio di diverse attitudes (part. di governo con gli imprenditori; part. di lotta con i ceti più deboli).
La Lega però sta utilizzando un messaggio scorretto (basti pensare ai manifesti con la minaccia dell'indiano che è finito nelle riserve: vuoi finire anche tu così?) e non si può non rimarcarlo.
Noi abbiamo di fronte una realtà: la costituzione di nuovi pubblici, non etnici, ma pubblici di migranti che oggi sono di 1a e 2a generazione, domani saranno di 3a generazione e continueranno a infoltirsi. Pubblici peraltro molto diversi al loro interno che - come ci siamo detti in passato - costituiranno un'ulteriore opportunità di sviluppo per il nostro settore.
Per coinvolgere e far partecipare questi pubblici la ferpi dovrebbe e potrebbe coinvolgere le proprie omologhe in giro per il mondo (i relatori pubblici in Cina, mondo maghrebino, europa orientale) come propose a fine 2007 TMF durante la pesante campagna mediatica di discriminazione nei confronti degli immigrati rumeni.
Il nostro ruolo sta nel favorire l'ascolto di questi pubblici, il loro coinvolgimento ma soprattutto nel far ragionare i nostri committenti (Partiti Politici in primis) prima di rendere più difficile di quanto già sia una qualche forma di integrazione. Che è inevitabile. Ma può essere fatta bene (se guidata consapevolmente e non correndo dietro al solo consenso) o fatta male... Occorre rispetto.
Dovremmo farlo per i futuri nostri connazionali.
Ecco, credo che Ferpi (e il progetto CerpMed della collega Succi mi pare già un passo di qualità in questo senso) dovrebbe impegnarvicisi.