martedì 9 febbraio 2010

Piove etica di Fabio Ventoruzzo

dal sito Ferpi una bella riflessione di Fabio Ventoruzzo
L’etica è una delle sfide più attuali per la professione. Fabio Ventoruzzo rilegge il libro “L’etica nelle relazioni pubbliche” di Patricia Parsons traendone alcuni spunti di riflessione e alcuni buoni propositi per l’anno appena iniziato.


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di Fabio Ventoruzzo
Domenica di pioggia qui a Roma. Rileggo tutto d’un fiato un libro ‘da tenere sul comodino’ per tutti noi relatori pubblici: L’etica nelle relazioni pubbliche della canadese Patricia Parsons, tradotto in italiano dall’amica Florence Castiglioni per quelli de IlSole24Ore (2004) anche grazie al fattivo sostegno di Chiappe Revello e Ferpi.
Disarmante la lucidità della Parsons nel richiamare il legame tra moralità e livello di competenza (quella da lei definita “responsabilità etica di essere competenti”) come leva per (1) la protezione del pubblico (sic!) e (2) assicurare un futuro alle relazioni pubbliche (..et simpliciter!)
Riprendo alcuni spunti (un po’ casuali ma utili a comprendere le fila del discorso):
Quando un dottore espone la sua targa voi, come paziente, ne traete il messaggio “Sono un medico competente. Vi potete fidare di me”. Da un relatore pubblico[..] non ci si deve aspettare niente di meno. la domanda è come garantire che il livello di competenza professionale soddisfi le responsabilità verso la società quando non si è obbligati a raggiungere certi standard? Come dimostrare il rispetto professionale garantendo il mantenimento di un livello accettabile di competenza?
Ed eccovi alcune idee – rien ne va plus – sempre secondo la Parsons.
1. Iscrivetevi a un corso di formazione […] Non pensate che l’unico corso che può esservi utile sia quello dedicato alla pratica. Man mano che avanzate nella carriera vi saranno sempre più utili le nozioni trasversali. Considerate qualsiasi materia che vi stimoli a pensare al mondo in un modo diverso.
2. Frequentate seminari sullo sviluppo professionale. E cercate anche, almeno una volta all’anno, di partecipare a una conferenza nazionale o internazionale.
3. valutate la possibilità di insegnare voi stessi lo sviluppo professionale. Spesso si dice che insegnare è il modo migliore per imparare.
4. Leggete, leggete e ancora leggete […] molto utile a dare il calcio d’inizio allo sviluppo del pensiero creativo.
5. valutate l’opportunità di ottenere credenziali ufficiali.
Porca miseria! A buon intenditor…
Mi permetto di aggiungere solo due riflessioni:
  • ognuno di noi (a cominciare dal sottoscritto), per ciascuna di queste idee, non solo si dovrebbe impegnare nel presidiarle come area di sviluppo ma come effettivi obiettivi professionali da raggiungere nel 2010 (definendo anche opportuni indicatori di qualità).
  • Ferpi – intesa come spazio abilitante (fisico e virtuale) della nostra professionalità – ha da tempo avviato opportune attività (nei servizi ai soci, nell’approccio alla formazione, alla specializzazione e all’aggiornamento professionale, nell’accreditamento…oltre che nella sua visione globale e nel suo corpo di conoscenze) per supportare quei relatori pubblici che – sempre più consapevoli delle conseguenze sociali prodotte – investono sul loro futuro e quello della professione.
Concludendo à la Parsons:“La storia delle relazioni pubbliche è costellata di professionisti che oggi consideriamo incompetenti. Consideriamolo solo un accenno al passato e non un previsione per il futuro”.
Buon lavoro… e in bocca al lupo!