mercoledì 26 maggio 2010

Tangentopoli 2: e le relazioni pubbliche?

Posto sul sito il pezzo ed alcuni commenti su etica, RP e ferpi

L’etica continua a far parlare: Biagio Oppi approfondisce i temi affrontati da Paolo D’Anselmi con una riflessione personale e una serie di interrogativi: cosa si può fare per “cambiare il mondo”? Che ruolo i relatori pubblici in tutto questo? E Ferpi?

21/05/2010, Notizie RP, 2 Commenti
7043 di Biagio Oppi
Fa piacere leggere le riflessioni di D’Anselmi su un tema così delicato in questo momento e – credo – decisivo per la professione. Ne sento il bisogno professionalmente e personalmente.
Paradossalmente però avrei bisogno di sentirmi dire: “delinquere non è conveniente”.
Draquila, il film della Guzzanti, si chiude con un intervistato che, smentendo il fatto che siamo in un regime dittatoriale classico, dice: “Siamo in una dittatura della merda”.
Ora traslando l’escremento dall’obiettivo degli strali del film al comportamento diffuso e facilmente constatabile da parte di tutti, l’affermazione non è così campata in aria e rischia di trascinarci nelle sabbie mobili della passiva accettazione di questa condizione.
Cosa che non voglio fare. Professionalmente e personalmente.
Tuttavia (come confidavo in una mail a un collega molto più bravo, competente ed influente qualche giorno fa) ci troviamo, noi RP, in una condizione molto sensibile e particolare per varie ragioni che metto giù disordinatamente:
  • siamo anche noi che dobbiamo far capire ai committenti che comportarsi bene paga e almeno nel lungo periodo migliora/accresce la reputazione
  • siamo anche noi che cogliamo con l’ascolto degli stakeholder segnali sulle loro aspettative (più o meno legittime)
  • siamo tra i consulenti quelli meno riconosciuti come profilo professionale ma allo stesso tempo dobbiamo frenare certe idee “rischiose” di altre categorie professionali molto influenti (avvocati e commercialisti in primis)
  • il rapporto con gli enti pubblici, in particolare sul tema Bandi di gara/affidamenti diretti (anche per una legislazione forse troppo rigida) è sotto gli occhi di tutti: la prima domanda che ci poniamo è “ma è una gara vera o è già decisa” (non so se sia così anche negli altri settori (mia ignoranza)
  • gli eventi (in Draquila i Grandi Eventi) e di pari passo le sponsorizzazione sono un incrocio pericoloso e già tangentopoli ebbe un impatto non da poco su questi settori.
Insomma c’è qualche piccolo crinale. A me personalmente nell’ultimo anno saranno capitati almeno una ventina di casi che rischiavano di farmi scivolare. Per ora tengo botta (e rispondo all’invito del mio collega) ma quanto sto tutelando il mio business, l’agenzia per cui lavoro?
Un’ultima domanda, che forse suona un po’ generica: ma a quale etica devo far riferimento quando il crinale si stringe troppo:
  • alla mia etica personale (i miei valori)?
  • alla mia etica professionale (codice Ferpi, etc.)?
  • all’etica del mio datore di lavoro (codici di comportamento)?
  • all’etica del mio committente?
Concludo. Non credo che i Relatori Pubblici possano cambiare il mondo e forse neanche la Ferpi. Vorrei però provarci un po’: soprattutto perché razionalmente credo sia sensato proprio perché ci troviamo in un mondo 2.0 (tecnologicamente e socialmente iperconnesso, interattivo, sempre in onda) dove alla lunga conviene lavorare per favorire trasparenza ed etica.

2 Commenti

toni muzi falconi il 23/05/2010 :

Da diverse settimane speravo che qualcuno affrontasse questo tema.
Corrono voci insistenti che diversi nostri colleghi, come ai tempi di Tangentopoli, siano coinvolti nelle vicende della protezione civile e dei grandi eventi.
Per ora (che io sappia…) non è ancora trapelato nulla, ma dobbiamo prepararci al peggio.
Certo, avrei preferito che il tema fosse lanciato da un qualche autorevole senior:
°magari di quelli che pensano che ‘se non lo faccio io la fa un altro collega…in tal caso sarei cornuto e mazziato’
°oppure di qualche docente che si chiede: ‘ma come faccio a far finta di nulla in classe quando parlo di relazioni pubbliche e etica?’,
°o infine di chi (come penso io…) sostiene che il tema etico sia soltanto normativo mentre dalpunto di vista descrittivo convenga adottare una prospettiva utilitaristica per cui le scorciatoie sono inefficaci, se non ( e neppure sempre..) sul brevissimo termine. Può andare bene per una impresa o un professionista ‘una botta e via’, ma non per chi sa che la reputazione (del professionista, della professione, del cliente o datore di lavoro) si basa sulla responsabilità e la rendicontazione trasparente dei comportamenti agiti.
Tant’è: Biagio è uno dei nostri giovani (non proprio di primo pelo, non fraintendetemi..) più capaci e competenti, e l’urlo che lancia gli fa onore. Vi segnalo anche il suo blog, sempre graffiante e stimolante www.pranista.com
Nel resistere, Biagio tutela l’interesse della sua agenzia e dei suoi clienti?
Se l’interesse dell’una e dell’altro sono focalizzati sul breve, probabilmente no.
Ma sarà costretto a farsi crescere la barba.
Altrimenti come fa tutte le mattine a guardarsi allo specchio?

Mah, dirà qualcuno, non fare il cattivo maestro…. così fan tutti….
Per prima cosa, rispondo, non è vero.
Sono sicuramente di più coloro che si comportano bene, di quelli che si comportano male.
E poi? Se anche fosse? Che ragione c’è di violare la propria etica, quella professionale e quella dell’organizzazione? Il mero risultato immediato?
Io non sono d’accordo.

Però a ciascuno di noi e più ancora alle associazioni professionali degne di questo nome, spetta la responsabilità di arare, coltivare, crescere un ambiente professionale in cui la pressione dei pari (al di là e ben oltre la legge) favorisca comportamenti decenti.
La semplice consapevolezza che un collega (socio o non socio poco importa) prenda scorciatoie inadeguate dovrebbe essere sufficiente per indurre isolamento.

Faccio un esempio personale: fino a che non conoscerò la versione che Klaus Davi, verso il quale non nutro alcuna ostilità, ha dato (se l’ha data) ai probiviri di Assorel in merito alla recente vicenda riportata anche da questo sito, non intendo avere con lui relazioni professionali.
http://www.ferpi.it/ferpi/novita/notizie_rp/media/klaus-davi-come-ti-piazzo-il-cliente/notizia_rp/41100/9

Se, come spero, le informazioni erano false o comunque fuorvianti, allora non avrò alcuna difficoltà a considerarlo un collega, peraltro assai creativo e fantasioso.
Caro Biagio, è sicuro che la Ferpi, con i suoi 1.000 e rotti iscritti rispetto ai 100 mila operatori sul mercato, non potrà mai assicurare comportamenti corretti.
E’ però altrettanto sicuro che una Ferpi forte, autorevole e reputata, capace di assicurare che i propri iscritti si comportano bene, pena l’esclusione dalla comunità professionale, potrà esercitare le adeguate pressioni affinché le organizzazioni private, pubbliche e sociali selezionando all’interno o all’esterno i propri dirigneti o consulenti di relazioni pubbliche obblighino anche i non iscritti (sarebbe insensto essere corporativi…) firmino il nostro codice di etica professionale.

I tempi sono difficili e le difficoltà non potranno che crescere.
Ma sono proprio in tempi difficili in cui emergono i migliori.

Biagio Oppi il 24/05/2010 :

I tempi son difficili, il tempo è poco e l’argomento è… SENSIBILE.
Per questo mi va di parlarne con la mia community professionale, coloro con cui condivido valori e etica professionale.
Dovremmo anche però concentrarci su alcuni aspetti importanti:
- cominciare a rompere la logica con la ragione che prima o poi la m…. torna a galla in nel mondo 2.0: intercettazioni, videoriprese, registrazioni, email, sensazionalismo dei media, social network e passaparola, ecc. tutto è registrato e “conviene comportarsi bene!”
- inserire all’interno delle nostre aziende percorsi di comunicazione per rafforzare l’adesione ai valori enunciati sulle carte (-valori)
- le gare pubbliche: c’è un’iniziativa di Unicom (non so quali siano i nostri rapporti interassociativi) che trovate sul loro magazine e sul sito: TUTTI DELATORI in cui si invita a segnalare gare losche. E’ un’iniziativa, non dico sia giusta in assoluto perché forse può essere strumentalizzata, però dà un segnale forte e forse un disincentivo a predisporre gare truccate
- allo stesso tempo tutti sappiamo che la normativa sulle gare è troppo rigida: chi ha un progetto (anche bello) non sa quasi mai come farselo affidare e approvare da un ente. bisogna sensibilizzare anche l’industria artistica-culturale in questo senso.
- metodi professionali e riconosciuti di e ascolto preventivo possono aiutarci a prevenire le crisi ma soprattutto i comportamenti critici.
E poi Noi. Noi in primis cominciamo a rendicontare ciò che facciamo.