domenica 12 giugno 2011

Nuovi modelli di relazioni industriali crescono

Una settimana vissuta sul lavoro intensamente mi ha fatto capire quanto sia difficile riuscire a raccontare le relazioni industriali o sindacali, qual dir si voglia. E soprattutto - dopo tutti questi mesi - quanto sia difficile metterle in pratica e individuare un modello vincente per tutti gli stakeholder.

Una lunga trattativa in cui l'azienda (una multinazionale), dopo l'annuncio iniziale, si è posta in ascolto ed ha effettivamente analizzato e esaminato le proposte degli stakeholder dai sindacati alle istituzioni.
Un'elaborazione in base a queste proposte e una nuova proposta: un Piano Industriale che individua investimenti, prospettive e disegna il futuro.

E' certamente un modello di relazioni diverso dal "modello Marchionne" (o così o Pomì...gliano) o dal "non-modello Fincantieri": nel primo caso le relazioni industriali vengono determinate dall'azienda che impone e lascia fuori una parte (seppur difficile come Fiom); nell'altro il piano viene ritirato a scapito del futuro... quale competitività avrà Fincantieri se non rivede la sostenibilità dei propri costi?

E' un modello emiliano? Vacchi, neo presidente di Unindustria Bologna, dice: «Non ho mai visto un accordo imposto alla controparte che funziona — ricorda —. Sono modelli che magari producono discontinuità ma non positività. Dobbiamo cambiare strada. Noi dovremo metterci nelle scarpe del sindacato e il sindacato dovrà mettersi nelle nostre scarpe... potrà nascere a Bologna un nuovo modello sociale perché la CGIL è spesso responsabilizzata...»
Non lo so. sono ancora abbastanza ignorante di relazioni industriali. Sono certo però che il modello applicato dal nostro management (prima di quando io iniziassi a lavorare qui) abbia corrisposto ad alcuni comportamenti virtuosi di relazioni pubbliche: ascolto, coinvolgimento degli stakeholder, considerazione della network society e infine anche comunicazione...
La parte di racconto stessa non è semplice e son soddisfatto di aver incontrato giornalisti in grado di capire lo sforzo dell'azienda (ridefinizione del piano e investimenti) e quello dei sindacati (rinuncia al rinnovo del contratto e accettazione di un certo numero di esuberi): se il giornale locale tende a schierarsi con le parti sociali, in questo caso le argomentazioni di sostenibilità e la ragionevolezza son state ben comprese e poi scritte sui giornali.
Tuttavia il racconto non è semplice: entra nelle case della gente, genera ansie e paure, incide sulle relazioni di tutti i giorni... spesso viene cavalcato dai politici e strumentalizzato senza che vi sia una reale competenza.