venerdì 7 marzo 2014

Advocacy per le RP. Dobbiamo intervenire e argomentare

Penso che sia fondamentale che tutti noi Relatori Pubblici, impegnati nelle associazioni professionali, interveniamo e affermiamo, con trasparente coerenza e documentate argomentazioni, la necessità di approcci ai temi organizzativi/manageriali che hanno a che fare con social media, comunicazione e territori a noi familiari, che tengano conto dell'intenso dibattito e dell'intensa elaborazione culturale che la professione ha compiuto negli ultimi anni.

In questo senso mi è capitato di partecipare a una lunga ed interessante discussione sull'utilizzo dei social media in banca (all'interno di un gruppo LinkedIn, Marketing e soci BC), e quindi ad intervenire per cercare di proporre un approccio che tenesse in considerazione le indicazioni che emergono da Melbourne Mandate e Building Belief, oltre al lavoro di lungo corso portato avanti da Eric Schwartzman con il suo podcast On the Record Online e la sua azienda Comply Socially.
Ecco il mio intervento:

Mi permetto di portare il mio punto di vista (quello del comunicatore e relatore pubblico) rispetto al tema; quindi di chi cura la reputazione dell'organizzazione e la trasformazione della stessa in organizzazione comunicativa a 360°.
A proposito dell'utilizzo dei social media e della diversa percezione che se ne ha all'interno delle organizzazioni, ci sono alcune risorse online che possono essere utili alla discussione.
Antitutto l'ottimo podcast di Eric Schwartzman, On The Record Online, forse il più importante al mondo, in cui sono periodicamente intervistati responsabili social media di numerose aziende tra cui anche diverse banche.
Oltre al podcast lo stesso Eric Schwartzman è fondatore di Comply Socially. 
E su questo punto vorrei farvi riflettere: quella che lui definisce "social media literacy" è in pratica il grado di maturità nella conoscenza dei social media da parte delle organizzazioni. 
Si tratta di un grado di maturità che in qualunque contesto - Stati Uniti in primis - è assai differenziata e nel corso delle puntate emerge chiaramente che ogni organizzazione ha la necessità di fare cultura dei social media investendo ogni singolo appartenente all'organizzazione. Ciò permette ai decisori delle organizzazioni di capire l'utilità di investire, alle funzioni direttamente coinvolte (HR, Legal, Communication, Marketing, etc.) di impegnarsi in compliance con le policy e il DNA dell'organizzazione, ai responsabili delle strategie social media di pianificare e a "tutti i rappresentanti" dell'organizzazione di comportarsi correttamente.
E' infatti riconosciuto ormai globalmente come ogni singolo appartenente alle organizzazioni debba essere educato alla responsabilità della comunicazione e alla consapevolezza che ogni appartenente all'organizzazione è in grado tramite i social di impattare positivamente/negativamente la reputazione nei confronti di tutti gli stakeholder, dai soci ai clienti, dai fornitori alle istituzioni, ecc. (invito in questo senso chi fosse interessato a leggere il Melbourne Mandate della Global Alliance o Building Belief di Arthur Page Society:http://www.ferpi.it/ferpi/novita/notizie_ferpi/notizie_ferpi/mandato-di-melbourne-in-italiano-il-documento-sul-futuro-delle-rp/notizia_ferpi/45609/11 ehttp://www.ferpi.it/ferpi/associazione/notizie_ferpi/notizie_ferpi/building-belief-un-nuovo-modello-per-le-relazioni-pubbliche/notizia_ferpi/44144/11). 
Segnalo anche il whitepaper 7 peccati capitali di Comply Socially: http://complysocially.com/7-deadly-social-medis-sins-whitepaper/

In definitiva, quello che emerge prepotentemente dall'esperienza quotidiana e da alcuni di questi documenti (elaborati da organizzazioni che studiano la comunicazione organizzativa e sono assai ben reputate globalmente) è che:

* sia quantomai urgente per tutte le organizzazioni dotarsi di "un'educazione social" che riconosca i diversi livelli di "alfabetizzazione social";

* sia strategico in questo senso coinvolgere tutte le funzioni impattate (HR, legal, marketing, sales, communication);

* sia necessario compiere un percorso verso l'allineamento dei comportamenti alla comunicazione interna/esterna e quindi anche un miglioramento nella trasparenza delle stesse organizzazioni.

Che la sollecitazione venga dall'ufficio comunicazione o da quello marketing, dall'ufficio HR o dalla direzione non ha un'estrema rilevanza: è rilevante il fatto che l'approccio sia globale, graduale e coerente.